ENOEUSTO VI-NRACCONTA – Ottavianello, Igp proprio come il panforte senese, quello nero, nei profumi di Otto, ottavianello di Carvinea, Carovigno, da un’intuizione del patron Beppe di Maria. Fresco al naso di frutta rossa non matura, ciliegia, ribes, fragola come ha spiegato il noto sommelier di “Gusto”, Paolo Lauciani, ci aggiungo la polposa arancia sanguinella, il fico d’india sanguigno (il rosso) e sbuffi finissimi di chinotto agrumato. Tutti d’accordo afFlati di rosa. Canina per Lauciani che rimarca «menta che dà agliosità al profumo». Sì, ma aspetta che respiri, fallo ruotare nel bicchiere e attendi l’effetto camino. L’Otto di di Maria, dalla mano unica di Riccardo Cotarella (consulente, enologo e amico della Puglia del vino) è un ottavianello da viti di appena 10 anni, con macerazione sulle bucce di 15 giorni, fermentazione a temperatura controllata e Dio solo lo sa quanto è delicato il frutto dei suoi grappoli. Impossibile l’appassimento, basta solo attendere che la cuticola si aggrinzisca e via a far vino. La scheda tecnica parla di 12 mesi in barrique nuove di rovere francese. La mia curiosità morbosa mi ha fatto ficcare il naso non solo nel bicchiere ma anche, diciamo così, con un tocco d’intuito sono arrivato a pensare che per un vitigno così gentile vadan bene barrique di secondo se non terzo passaggio. Perché questo vino non ha bisogno del legno per arricchirsi di profumi, ma solo per essere accompagnato, con calma, come un bimbo che inizia a camminare, fino alla bottiglia.

Bruno vespa ha parlato di “principessa”. Ci sta. Direi meglio un dandy di Puglia fra i grandi principi che si chiamano Negroamaro, Privitivo, Nero di Troia. Non un fratello minore però. L’Ottavianello è di tutto rispetto. In uvaggio con il notardomenico un tempo era il compagno ideale per dei Rosati d’antan. Rischiavano di scomparire i due compari di Puglia. Di notardomenico non se ne sente più parlare. Di Maria ha ridato una nuova veste olfattiva all’Otto che ha un vantaggio sugli altri. È unico in tutti i sensi. PH 3.54, con 5.7 g/l e pochi zuccheri, secco. Tannini convolgenti, morbidi e davvero setosi. Un sorso che non ti lascia e ti accompagna fino al secondo, al terzo e via dicendo. Perché Otto, non maschio, ma dandy vestito di rosso rubino, ti sa accompagnare con il suo soffio balsamico che spira dal sottobosco fino al cielo quando la curiosità poi diventa piacere puro, purissimo, quella di avere riscoperto un amico lontano, che nel panorama enoico davvero mancava

Un piccolo riferimento qui è d’obbligo. Sull’Ottavianello ho scritto quando era nessuno, in un post che è ancora il più cliccato di questo blog eccolo qui

http://www.eusto.it/joomla_work/index.php?option=com_content&task=view&id=102&Itemid=2

NOTA STAMPA DI TIRSOMEDIA di Angelo Di Cugno

È OTTO L’ANELLO CHE MANCAVA.
100% Ottavianello, presentato da Carvinea durante un prestigioso evento con illustri ospiti  

Serata all’insegna delle eccellenze per presentare Otto, ultimo vino nato in casa Carvinea ottenuto da uve Ottavianello in purezza. Otto come l’anello che congiunge questo vitigno al territorio di Ostuni, la sua patria d’elezione, e che completa il panorama dei vini pugliesi con un prodotto inedito e di raffinata eleganza.

Otto è figlio della passione e creatività di Beppe di Maria, patron dell’azienda, che ha puntato sulla riscoperta dell’Ottavianello seguendo una sua intuizione vincente:
La mia idea si è concretizzata nel 2013, quando ho coraggiosamente convertito circa tre ettari di vigneto alla coltura dell’Ottavianello – commenta di Mariaun vitigno tipico della compresa tra Ostuni, Carovigno e San Vito dei Normanni, per lunghissimo tempo “in oblio” nel suo stesso territorio ma nel quale intravedevo un grandissimo potenziale. E ho subito coinvolto in questa avventura il nostro enologo Riccardo Cotarella, che ha immediatamente condiviso il mio progetto e ha magistralmente creato OTTO , ” Il vino che mancava”. Oggi Otto rappresenta senza dubbio la massima espressione di questo vitigno e arricchisce l’offerta di Carvinea occupando una posizione di prestigio,  secondo la ricerca dell’eccellenza che contraddistingue la filosofia dell’azienda. Il mio desiderio è che l’Ottavianello possa crescere all’interno del panorama vitivinicolo pugliese e guadagnarsi il suo giusto riconoscimento”.

Con Otto l’Ottavianello, vitigno dalle grandi potenzialità per lungo tempo poco valorizzato e declassato a vitigno da blend, si prepara a non avere più confini nella galassia dei grandi vini. Così commenta Riccardo Cotarella, padre di questa e di tutte le altre etichette dell’azienda:

L’Ottavianello è stato ingiustamente accantonato per lungo periodo, per le sue caratteristiche che lo allontanano dal prodotto “classico” pugliese. Ci voleva l’iniziativa forte, visionaria e libera da condizionamenti di un imprenditore come Beppe di Maria per riscoprirlo e valorizzarlo, riportandone alla luce tutta l’eleganza e il potenziale di vino di altissimo livello. Solo un’accurata ricerca e una seria sperimentazione in vigna e in cantina potranno dire se questa varietà potrà affiancarsi, per diffusione, alle più note pugliesi. Quel che è  certo per me – continua Cotarella– è che,  già  oggi, in termini qualitativi l’Ottavianello si può annoverare fra i vini più importanti della regione, ed è anche vino in linea con i tempi, delicato, equilibrato, raffinato, la cui bellezza  arricchisce e completa la gamma dei rossi pugliesi con un genere completamente nuovo.  Per me, che nella mia carriera ho sempre avuto le più grandi soddisfazioni nei territori e con i vitigni meno famosi, lavorare con l’Ottavianello è stata un’impresa molto interessante e di grandissima soddisfazione”.

Sede della presentazione il Centro Porsche Bari di Modugno, con l’intervento di illustri ospiti a raccontare, discutere e conoscere l’Ottavianello in un simposio dei tempi moderni. Presenza d’eccezione Bruno Vespa, chiamato a coordinare gli interventi degli ospiti Riccardo Cotarella, Enologo Carvinea; Nino D’Antonio, scrittore e giornalista; Leonardo Di Gioia, assessore all’Agricoltura e alle Risorse Agroalimentari Regione Puglia; Paolo Lauciani, docente Fondazione Italiana Sommelier;  Giorgio Mercuri, presidente Fedagri Confcooperative; Attilio Scienza, docente universitario;  Dario Stefàno, Senatore della Repubblica.

Tema del dibattito la grande riscossa di questo vitigno che prende il nome dal marchese di Bugnano che da Ottaviano, in provincia di Napoli, lo introdusse in Salento verso la fine dell’Ottocento. Nel tempo trascurato a favore di altre varietà, rimane un simbolo della viticoltura dell’area di Ostuni e oggi si appresta a ritrovare la sua identità affrancandosi dal tradizionale uso in blend con Primitivo e Negroamaro.
Il grande impegno di Beppe Di Maria e l’esperienza di Riccardo Cotarella hanno prodotto dei risultati di straordinaria qualità, con la certezza che questo vino sorprenderà anche sul piano dell’invecchiamento.

In chiusura della serata, una ricca degustazione dei vini dell’azienda, in primis ovviamente Otto, accompagnata da un buffet di piatti e specialità gastronomiche pugliesi.

SCHEDA TECNICA

Nome Commerciale

OTTO

(omaggio alla varietà autoctona ottavianello e alla sua patria pugliese nella città di Ostuni)

 

Denominazione
Salento Rosso IGP

 

Dati colturali

Uve: 100% Ottavianello

Zona di produzione: alto Salento a 70 metri sul livello del mare

Tipologia terreno: tufaceo-calcareo

Sistema di allevamento: cordone speronato

Densità dei ceppi: 4500 piante/Ha

Produzione per ettaro: 50 quintali

Resa uva in vino: 50%

Età delle viti: 10 anni

Epoca di vendemmia: prima decade di ottobre

 

Vinificazione e Affinamento

Raccolta: Manuale in cassette

Macerazione con le bucce: 15 giorni

Vinificazione: Fermentazione a temperatura controllata

Affinamento: 12 Mesi in Botti e barrique nuove di rovere francese.

 

Dati analitici

Alcool svolto: 14% Vol.

PH: 3,54

Acidità totale: 5.7 g/l

Residuo zuccherino 2,5 g/l

Estratto secco netto: 35g/l

IL VITIGNO OTTAVIANELLO

L’OTTAVIANELLO

L’Ottavianello (o Ottaviano) è un vitigno a bacca nera, per le sue caratteristiche ampelometriche assimilabile al gruppo proles orientalis, di origine greco-caucasica. Presumibilmente fu introdotto in Italia, nel periodo della Magna Grecia, o dalla popolazione dei focesi che fondò colonie in tutto il Mediterraneo o  dagli eubei, che si stanziarono in Campania nel IX secolo. Entrambe le ipotesi sono avallate dalla parentela genetica del vitigno con il Syrah e con l’Aglianico, entrambi a loro volta legati all’uva Dureza (la Duracina dei latini). Ha anche rapporti di parentela con un gruppo di varietà vicine geneticamente al Sangiovese (Frappato, Gaglioppo).

Diffuso in Francia nel medioevo, l’Ottavianello sarebbe rientrato in Campania alla fine del XIII secolo con gli Angioini del governatore di Napoli e Avignone Carlo II, nel periodo della cattività avignonese.

Probabilmente l’introduzione del vitigno in Puglia si deve al marchese di Bugnano, che dal paese di Ottaviano, in provincia di Napoli, lo importò a San Vito dei Normanni (provincia di Brindisi) nella seconda metà del XIX secolo. Questo spiegherebbe l’origine del nome.

 Fra gli autoctoni pugliesi a bacca nera meno diffusi, l’Ottavianello è ancora oggi tipico della zona di Ostuni ed è alla base dell’omonima Doc. È sopravvissuto anche in Sicilia dove è conosciuto come Grecu, in Grecia, chiamato Stephadampelos e si coltiva anche in Francia con il nome di Cinsault, anch’esso geneticamente affine con Syrah e Aglianico.

In Puglia l’Ottavianello è tipico del territorio brindisino. Infatti è alla base della Dop Ostuni oltre a rientrare nei disciplinari di numerose Dop salentine in blend con Negroamaro e Primitivo.